Lo Sciliar, Schlern. A sinistra il Monte Petz, a destra, quasi alla fine dell'Altopiano il Burgstall. Al centro si riconosce con il suo classico andamento a zig zag la via dei Turisti, Touristenweg,
Da casa al piccolo parcheggio di scambio sotto il Monte Petz erano pochi colpi di pedale delle mia bicicletta. Poi occorreva prendere la funicolare verso la Stazione di base, Prossliner, e dopo un altro quarto d’ora circa a piedi ero arrivato sul luogo di lavoro. Il tragitto era corto, piacevole e soprattutto mi evitava, dopo il tragico incidente, di dover ripercorrere quei lunghi tornanti che dallo Sciliar portavano all’Alpe. Tante volte la sera, alla fine di una intensa giornata, mi piaceva sostare al Caffè Monte Petz, seduto sulla terrazza panoramica a rimirare le luci della popolosa città di Seiser Alm che brillavano fino a ridosso del Sassolungo, sovrastate dalla sua scura presenza. Vivevo nel quartiere residenziale di Sciliar, fatto di viuzze strette e case basse di legno. La mia era una di quelle vicino al Burgstall, quasi sulla punta dell’altipiano. Con me l'anziano padre, ultranovantenne, e un bimbo di 10 anni, mio figlio, che non parla. Quella mattina, la madre, mia moglie, lo aveva portato a scuola a Seiser Alm con la macchina. Già da tempo alcune voci si erano levate contro l’edificazione di case sui fianchi della montagna, realizzate in fretta senza considerare la stabilità del terreno e molto di più si disse dopo. Sta di fatto che una di queste, ancora in costruzione, crollò improvvisamente e un torrente di pietre e detriti invase la strada proprio durante il loro passaggio, travolgendoli in pieno. Una mano invisibile doveva averlo protetto, perché fra i resti irriconoscibili del mezzo lui non si era fatto che poche escoriazioni. Però da allora non aveva più proferito parola, muto con uno sguardo velato di malinconia che stringeva la mia anima in una morsa. I suoi occhi mi chiedevano continuamente: – Perché ? – ed io non ero riuscito mai a preparare un risposta convincente, né per lui né per me. A parte tutto questo, la nostra vita procedeva semplice e tranquilla, come quella di tanti in situazioni analoghe.
"La popolosa città di Seiser Alm"
"Il Burgstall"
Quella sera di inizio dell’autunno non era diversa dalle altre. Mio padre, al termine della nostra solita cenetta, si era seduto sulla sua poltrona preferita dedicandosi completamente ad una attenta lettura del giornale che avevo dianzi portato. Dopo aver rigovernato le poche stoviglie utilizzate per il desinare, ero rientrato nel salotto chiudendo alle mie spalle la porta della cucina. Il mio anziano genitore era ancora intento a leggere le notizie del quotidiano, cosa che faceva scuotendo continuamente la testa con energia. Probabilmente era contrariato dalle osservazioni contenute in qualche articolo. Ad un tratto, alzando lo sguardo sopra la mia persona, sbottò:
– Ormai non si può più vivere sotto i duemila metri ! –
– Non è del tutto vero, papà – risposi – Oggi vi sono persone che vivono a 1500 metri e molti medici affermano che a mille metri è ancora possibile abitare –
– E secondo te quelli che “vivono”, come dici te, a 1500 metri ci arrivano alla mia età ? –
– No, io non lo penso proprio –
– Ecco quindi che ho ragione !! – proseguì con un gesto di stizza – Io ho sempre vissuto a duemila metri, ma allora era una scelta, oggi è un obbligo imposto da un’umanità scellerata che ha ammalato questa nostra terra ! Ora viviamo una vita da miserabili, naufraghi dell’alta quota !! Siamo già però sulla cima dell’albero maestro, dove andremo dopo, dove andrete ? – poi, infervorandosi sempre di più – E continuano peggio di prima ! Se avessero costruito le case con un minimo di discernimento, se avessero lasciato Touristenweg così come era invece di trasformarlo in una super strada senza senso, oggi tua moglie sarebbe viva, tuo figlio parlerebbe !! –
– Papà, tu non devi parlare così – dissi abbassando il tono delle voce – non così, non davanti a lui –
Mio padre socchiuse gli occhi in silenzio, sentivo ansimare il suo petto, percepivo il turbinio delle emozioni che vorticavano furiosamente nel suo animo. Riaprì lentamente le palpebre, sbattendole più volte, riprese la conversazione con voce grave e monocorde : – Ieri ho visto una coppia di aquile volteggiare proprio sopra Rosszähne. Erano anni che non vedevo uno spettacolo simile, quello è un luogo ancora buono. Ricordati infatti che tra l’Alpe di Tires e noi c’è l’ultimo dei sentieri di montagna, che quelli lì, per ora, non possono toccare.–
Era vero, dopo i noti fatti si era costruito molto poco e quella zona era rimasta “selvaggia”, quasi come un tempo.
– Mi dicono che vi siano ancora delle marmotte, – seguitò – devi portarlo laggiù, solo i silenzi delle montagne possono guarire il suo mutismo, questa costrizione che lo attanaglia, dimmi che lo farai !! Devi promettermi che lo farai !!! -
Era rosso in viso, il corpo contratto dall’agitazione, un parossismo che poteva divenire deleterio per la sua tarda età.
– Devi stare tranquillo papà. – appoggiai delicatamente la mia fronte contro la sua accarezzandogli lentamente i capelli – Buono, non agitarti, così non aiuti nessuno e puoi farti solo del male. Tu sai che io l’ho portato da tutti gli specialisti, i migliori che ho potuto trovare sulla piazza. Sono almeno vent’anni che non ci sono più marmotte sull’Alpe, papà, non illudiamoci, non illudiamolo.–
Continuavo ad accarezzarlo teneramente e alla fine sembrò assopirsi. I lineamenti erano tornati distesi ed un sorriso fra il gioioso e il beffardo apparve sul suo volto. Dormi, sogna pure, papà, cullati nel tuo passato mio dolce bambino, fatto di vagabondaggi senza meta per le montagne, il Wanderung come tu lo chiamavi e di silenzi alpini. Lascia a noi questo presente incerto, questo futuro di poche speranze. Gli aggiustai alla meglio la copertina che aveva sulle ginocchia e mi diressi verso mio figlio, che giaceva immoto sul divano, lo sguardo rivolto al soffitto.
– Ehi, vecchio mio, vieni con me –
Lo presi per mano, lo portai di fronte al davanzale e spalancai la finestra. Subito l'aria fresca della notte irruppe nella stanza. Con un braccio gli circondai le spalle, mentre l’altro era teso verso l’oscurità.
– Ti immagini questo – gli sussurrai piano – Ti immagini questo coperto di erba ? –
FINE DELLA PRIMA PARTE
"Dal Burgstall verso la punta dell'Altopiano"
"Dalla terrazza panoramica del Caffè Monte Petz verso i Denti di Terrarossa, Rosszähne "
"I contrafforti finali dell'Altopiano verso Siusi, Seis am Schlern"